{"id":690,"date":"2021-02-17T08:02:40","date_gmt":"2021-02-17T08:02:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiopirro.it\/studiopirro\/?p=690"},"modified":"2021-02-17T08:02:40","modified_gmt":"2021-02-17T08:02:40","slug":"la-contribuente-deduceva-la-prescrizione-delle-cartelle-appello-della-contribuente-riforma-integralmente-la-pronuncia-del-giudice-che-aveva-inizialmente-rigettato-il-ricorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopirro.it\/studiopirro\/2021\/02\/17\/la-contribuente-deduceva-la-prescrizione-delle-cartelle-appello-della-contribuente-riforma-integralmente-la-pronuncia-del-giudice-che-aveva-inizialmente-rigettato-il-ricorso\/.html","title":{"rendered":"LA CONTRIBUENTE DEDUCEVA LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE: APPELLO DELLA CONTRIBUENTE RIFORMA INTEGRALMENTE LA PRONUNCIA DEL GIUDICE CHE AVEVA INIZIALMENTE RIGETTATO IL RICORSO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Studio legale Tributario Pirro Milano<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>oltre che con il modulo\u00a0<\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/www.studiopirro.it\/studiopirro\/consulenze-online\"><strong><em>consulenze online<\/em><\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>pu\u00f2 essere contattato all\u2019indirizzo mail\u00a0<\/em><\/strong><a href=\"mailto:studiopirro@libero.it\"><strong><em>studiopirro@libero.it<\/em><\/strong><\/a><strong><em>\u00a0(oggetto mail: \u201cprimo contatto\u201d)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>oppure al\u00a0<\/em><\/strong><a href=\"tel:\/\/0229406265\"><strong><em>0229406265<\/em><\/strong><\/a><strong><em>;\u00a0Avvocato Antonella Pirro\u00a0<\/em><\/strong><a href=\"tel:\/\/3475404943\"><strong><em>3475404943<\/em><\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SVOLGIMENTO DEL PROCESSO del 24\/02\/2020 n. 616 &#8211; Comm. Trib. Reg. per la Lombardia Sezione\/Collegio 13<\/p>\n<p>Con separati ricorsi tempestivamente presentati alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano,\u00a0la societ\u00e0 ricorrente, E. L. G. s.n.c., impugnava l&#8217;intimazione di notificata in data 18 ottobre 2017, nonch\u00e9 la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria notificata in data 2 marzo 2018. Con il primo atto l&#8217;agente della riscossione richiedeva il pagamento di una somma complessiva pari a euro. 144.707,17, per crediti tributari relativi a una pluralit\u00e0 di cartelle, mentre il preavviso di iscrizione si riferiva a un ammontare pari a euro 136.442,14.<\/p>\n<p>La contribuente deduceva i seguenti motivi di ricorso:<\/p>\n<p>1) prescrizione delle cartelle presupposte;<\/p>\n<p>2) esistenza di due prelievi forzosi su conto corrente per un importo pari a euro 32.092,84, rispetto ai quali non era chiaro il titolo;<\/p>\n<p>con riferimento al preavviso di iscrizione ipotecaria 3) prescrizione delle cartelle sottese;<\/p>\n<p>4) illegittimit\u00e0 dell&#8217;iscrizione ipotecaria perch\u00e9 relativa a pretese\u00a0<em>sub iudice,\u00a0<\/em>e in quanto contenente pretese in parte gi\u00e0 pagate;<\/p>\n<p>5) omessa identificazione del bene immobile;<\/p>\n<p>6) omessa indicazione del calcolo degli interessi di mora.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Agente della riscossione si costituiva in giudizio<\/strong> formulando le proprie controdeduzioni, con le quali ribatteva alle eccezioni del ricorrente e chiedeva l&#8217;integrale rigetto dei ricorsi.<\/p>\n<p><strong>Udite le conclusioni delle parti, <\/strong>la Commissione Tributaria Provinciale di Milano respingeva i ricorsi riuniti della contribuente, intimando per\u00f2 all&#8217;ente della riscossione di\u00a0<em>&#8220;defalcare sia le<\/em>\u00a0<em>somme incassate con i due pignoramenti presso terzi, sia quanto versato in acconto dalla ricorrente,<\/em>\u00a0<em>al\u00a0fine di\u00a0stabilire l&#8217;esatta somma per cui verr\u00e0 iscritta l&#8217;ipoteca&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Proponeva quindi appello la societ\u00e0 contribuente<\/strong>, deducendo i motivi di seguito sommariamente\u00a0riassunti:<\/p>\n<p>1) illegittimit\u00e0 della sentenza appellata per aver ritenuto che <strong>la presentazione delle istanze\u00a0di rateizzazione<\/strong> interrompa la prescrizione dei crediti;<\/p>\n<p>2) <strong>omessa pronuncia sulla nullit\u00e0 della\u00a0comunicazione di preventiva iscrizione ipotecaria<\/strong> per omessa identificazione del bene immobile;<\/p>\n<p>3) omessa pronuncia sulla <strong>illegittimit\u00e0 della comunicazione preventiva di iscrizione di ipoteca <\/strong>per omessa indicazione delle modalit\u00e0 di calcolo degli interessi di mora;<\/p>\n<p>4) illegittimit\u00e0 della sentenza appellata in punto di spese, per omessa motivazione e violazione dell&#8217;art.\u00a0<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CPC:;_art92\">92 c.p.c.<\/a><\/p>\n<p>L&#8217; Agenzia delle entrate-riscossione si \u00e8 costituita in giudizio formulando le proprie controdeduzioni.<\/p>\n<p>Preliminarmente, eccepiva l&#8217;inammissibilit\u00e0 del ricorso, stante l&#8217;intervenuta cristallizzazione delle\u00a0posizioni debitorie dedotte nelle cartelle prodromiche, che risultavano correttamente notificate.<\/p>\n<p>Argomentava poi in ordine all&#8217;esistenza di svariati atti interruttivi della prescrizione, fra cui atti di preavviso di fermo amministrativo, ma, soprattutto, le istanze di rateizzazione formulate dalla stessa\u00a0ricorrente,\u00a0<em>ex\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::DPR:1973;602_art19\">art. 19 d.P.R. 602\/1973<\/a>.<\/p>\n<p>Ribatteva poi agli ulteriori motivi rimasti assorbiti, per come riproposti, concludendo con la richiesta di integrale rigetto dell&#8217;appello della contribuente.<\/p>\n<p>Alla pubblica udienza tenutasi in data 27 novembre 2019 la causa \u00e8 stata posta in decisione sulle\u00a0conclusioni rassegnate dalle parti presenti e rappresentate in udienza.<\/p>\n<p><strong>MOTIVI DELLA DECISIONE<\/strong><\/p>\n<p>Questa Commissione <strong>accoglie l&#8217;appello della contribuente<\/strong> e, per l&#8217;effetto, riforma integralmente la\u00a0pronuncia del Giudice di prime cure, che aveva rigettato il ricorso del contribuente.<\/p>\n<p>Ai fini della decisione del presente giudizio, <strong>risulta determinante la questione dell&#8217;eccepita prescrizione<\/strong> che, in virt\u00f9 di quanto controdedotto dall&#8217;Ufficio e di quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, va declinata rispetto al particolare tema dell&#8217;individuazione di quali possano essere gli atti che ne interrompono il corso.<\/p>\n<p>Segnatamente, nel caso concreto, il punto nevralgico \u00e8 stabilire se si ritiene che l&#8217;istanza di rateizzazione pervenuta dal contribuente possa o meno determinare, appunto, l&#8217;interruzione della prescrizione.<\/p>\n<p>Ebbene, non si tratta di una questione nuova, dal momento in cui la Suprema Corte di Cassazione ha gi\u00e0 avuto modo di esprimersi su queste questioni in numerose occasioni, ma, sul punto, si devono segnalare ancora diversi orientamenti contrastanti che convivono nella giurisprudenza di legittimit\u00e0, che si possono compendiare in tre filoni essenziali:<\/p>\n<p><strong>un primo orientamento<\/strong>, che riconosce l&#8217;idoneit\u00e0 dell&#8217;istanza di rateizzazione a interrompere la prescrizione, in quanto in essa si individuerebbe un comportamento oggettivamente incompatibile con la volont\u00e0 di non riconoscere la pretesa dell&#8217;amministrazione finanziaria (<strong>cos\u00ec,\u00a0<em>ex multis,\u00a0<\/em>Cass., sent. 26 aprile 2017, n. 10327<\/strong>);<\/p>\n<p><strong>secondo un altro orientamento<\/strong>, invece, n\u00e9 l&#8217;istanza di rateizzazione n\u00e9 il pagamento parziale di alcune rate della dilazione concessa dall&#8217;agente della riscossione sarebbero idonee a interrompere il corso della prescrizione dell&#8217;obbligazione tributaria, trattandosi di comportamenti che non precludono la proposizione di un ricorso contro la stessa pretesa (<strong>cos\u00ec, Cass., ord. 27 marzo 2017, n. 7820, ord. 8 giugno 2018, n. 14945);<\/strong><\/p>\n<p><strong>vi \u00e8 poi un terzo orientamento &#8220;intermedio<\/strong>&#8220;, che riconosce che l&#8217;accettazione del piano di rateizzo, pur non essendo incompatibile con l&#8217;ammissibilit\u00e0 del ricorso, interrompe i termini di prescrizione (<strong>cfr. sent. 24 ottobre 2018, n. 9209 e sent. 4234\/2010).<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce di questa ricostruzione, stante l&#8217;impossibilit\u00e0 di definire maggioritario o prevalente uno di questi filoni, \u00e8 <strong>necessario partire dall&#8217;interpretazione del quadro normativo su cui tutte queste pronunce si basano.<\/strong><\/p>\n<p>Il riferimento, in particolare, va agli artt.\u00a0<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943\">2943<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2944\">2944 c.c.<\/a>, che indicano tre cause tassative di interruzione della prescrizione:<\/p>\n<ol>\n<li>i) la proposta di domanda giudiziale, anche in sede arbitrale, (art.<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943-com1\">2943, commi 1<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943-com2\">2,<\/a><a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943-com3\">3\u00a0<\/a>e<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943-com4\">\u00a04\u00a0<\/a><a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;\">c.<\/a>);<\/li>\n<li>ii) la costituzione in mora del debitore ai sensi dell&#8217;<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art1219\"> 1219 c.c.<\/a>(<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2943-com4\">art. 2943 comma 4 c.c.<\/a>);<\/li>\n<\/ol>\n<p>iii) il riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale lo stesso pu\u00f2 essere fatto valere (<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2944\">art. 2944 c.c.<\/a>).<\/p>\n<p>Deve per\u00f2 rilevarsi\u00a0che, rispetto al generale tema del riconoscimento del debito in ambito tributario,\u00a0<strong>la giurisprudenza di legittimit\u00e0 sia ben pi\u00f9 costante nell&#8217;affermare che<\/strong>\u00a0<em>&#8220;non si possa attribuire al\u00a0puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente d&#8217;essere tenuto al\u00a0pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione\u00a0(denunce, adesioni, pagamenti, domanda di rateizzazione o di altri benefici), l&#8217;effetto di precludere\u00a0ogni\u00a0contestazione<\/em>\u00a0<em>in ordine all&#8217;an debeatur, quando non siano espressione di una chiara rinunzia\u00a0al diritto di contestare, salvo che non siano scaduti\u00a0<\/em>i\u00a0<em>termini di impugnazione e non possa\u00a0considerarsi estinto il rapporto tributario&#8221;\u00a0<\/em>(<strong>Cass. n. 2463 del 1975; Cass. n. 3347 del 2017<\/strong>).<\/p>\n<p>Per avere un riconoscimento del debito, secondo la Suprema Corte, invece, servirebbero:<\/p>\n<ol>\n<li>a) una dichiarazione unilaterale recettizia con la quale il dichiarante si riconosce debitore di un altro\u00a0soggetto (<strong>,\u00a0<em>ex multis,\u00a0<\/em>Cass., sent. 23822\/2010);<\/strong><\/li>\n<li>b) un comportamento diverso il quale si manifesti, in maniera inequivoca la medesima dichiarazione di riconoscimento. In quest&#8217;ultimo caso, ai fini del riconoscimento deve potersi escludere che la dichiarazione e\/o il comportamento possano essere diretti ai fini diversi dalla volont\u00e0 di riconoscere il debito (<strong>Cass, sez. trib, 8 febbraio 2017, n. 3347<\/strong>).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ebbene, in ragione di una valutazione complessiva degli orientamenti della Suprema Corte di Cassazione, questa Commissione ritiene di aderire all&#8217;orientamento pi\u00f9 rigoroso e garantista della,\u00a0adeguandosi alle pronunce che hanno posto l&#8217;accento sulla permanenza del diritto alla contestazione dell&#8217;atto tributario.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, si ritiene che il contribuente abbia dimostrato l&#8217;intervenuta prescrizione dei crediti tributari dedotti negli atti impugnati e, viceversa, che il Giudice di prime cure sia giunto a\u00a0conclusioni errate ove ha affermato che il comportamento della contribuente abbia costituito una forma di riconoscimento del debito ai sensi dell&#8217;<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art1988\">art. 1988 c.c.<\/a>, come tale, rilevante ai fini della sospensione della prescrizione, ex\u00a0<a href=\"https:\/\/def.finanze.it\/DocTribFrontend\/decodeurn?urn=urn:doctrib::CC:;_art2944\">art. 2944 c.c.<\/a>.<\/p>\n<p>Restano assorbiti gli ulteriori motivi d&#8217;appello.<\/p>\n<p>La particolare complessit\u00e0 delle questioni affrontate e la permanente incertezza della giurisprudenza\u00a0sulla questione suggeriscono alla Commissione la compensazione delle spese di lite.<\/p>\n<p><strong>P.Q.M.<\/strong><\/p>\n<p>La Commissione accoglie l&#8217;appello e riforma la sentenza impugnata.<\/p>\n<p>Spese compensate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studio legale Tributario Pirro Milano oltre che con il modulo&nbsp;consulenze online pu&ograve; essere contattato all&rsquo;indirizzo mail&nbsp;studiopirro@libero.it&nbsp;(oggetto mail: &ldquo;primo contatto&rdquo;) oppure al&nbsp;0229406265;&nbsp;Avvocato Antonella Pirro&nbsp;3475404943 &nbsp; SVOLGIMENTO DEL PROCESSO del 24\/02\/2020 n. 616 &ndash; Comm. Trib. Reg. per la Lombardia Sezione\/Collegio 13 Con separati ricorsi tempestivamente presentati alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano,&nbsp;la societ&agrave; ricorrente, E. L. G. s.n.c., impugnava l&rsquo;intimazione di notificata in data 18 ottobre 2017, nonch&eacute; la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria notificata in data 2 marzo 2018. Con il primo atto l&rsquo;agente della riscossione richiedeva il pagamento di una somma complessiva pari a euro. 144.707,17, per crediti tributari relativi a una pluralit&agrave; di cartelle, mentre il preavviso di iscrizione si riferiva a un ammontare pari a euro 136.442,14. La contribuente deduceva i seguenti motivi di ricorso: 1) prescrizione delle cartelle presupposte; 2) esistenza di due prelievi forzosi su conto corrente per un importo pari a euro 32.092,84, rispetto ai quali non era chiaro il titolo; con riferimento al preavviso di iscrizione ipotecaria 3) prescrizione delle cartelle sottese; 4) illegittimit&agrave; dell&rsquo;iscrizione ipotecaria perch&eacute; relativa a pretese&nbsp;sub iudice,&nbsp;e in quanto contenente pretese in parte gi&agrave; pagate; 5) omessa identificazione del bene immobile; 6) omessa indicazione del calcolo degli interessi di mora. L&rsquo;Agente della riscossione si costituiva in giudizio formulando le proprie controdeduzioni, con le quali ribatteva alle eccezioni del ricorrente e chiedeva l&rsquo;integrale rigetto dei ricorsi. Udite le conclusioni delle parti, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano respingeva i ricorsi riuniti della contribuente, intimando per&ograve; all&rsquo;ente della riscossione di&nbsp;&ldquo;defalcare sia le&nbsp;somme incassate con i due pignoramenti presso terzi, sia quanto versato in acconto dalla ricorrente,&nbsp;al&nbsp;fine di&nbsp;stabilire l&rsquo;esatta somma per cui verr&agrave; iscritta l&rsquo;ipoteca&rdquo;. Proponeva quindi appello la societ&agrave; contribuente, deducendo i motivi di seguito sommariamente&nbsp;riassunti: 1) illegittimit&agrave; della sentenza appellata per aver ritenuto che la presentazione delle istanze&nbsp;di rateizzazione interrompa la prescrizione dei crediti; 2) omessa pronuncia sulla nullit&agrave; della&nbsp;comunicazione di preventiva iscrizione ipotecaria per omessa identificazione del bene immobile; 3) omessa pronuncia sulla illegittimit&agrave; della comunicazione preventiva di iscrizione di ipoteca per omessa indicazione delle modalit&agrave; di calcolo degli interessi di mora; 4) illegittimit&agrave; della sentenza appellata in punto di spese, per omessa motivazione e violazione dell&rsquo;art.&nbsp;92 c.p.c. L&rsquo; Agenzia delle entrate-riscossione si &egrave; costituita in giudizio formulando le proprie controdeduzioni. Preliminarmente, eccepiva l&rsquo;inammissibilit&agrave; del ricorso, stante l&rsquo;intervenuta cristallizzazione delle&nbsp;posizioni debitorie dedotte nelle cartelle prodromiche, che risultavano correttamente notificate. Argomentava poi in ordine all&rsquo;esistenza di svariati atti interruttivi della prescrizione, fra cui atti di preavviso di fermo amministrativo, ma, soprattutto, le istanze di rateizzazione formulate dalla stessa&nbsp;ricorrente,&nbsp;ex&nbsp;art. 19 d.P.R. 602\/1973. Ribatteva poi agli ulteriori motivi rimasti assorbiti, per come riproposti, concludendo con la richiesta di integrale rigetto dell&rsquo;appello della contribuente. Alla pubblica udienza tenutasi in data 27 novembre 2019 la causa &egrave; stata posta in decisione sulle&nbsp;conclusioni rassegnate dalle parti presenti e rappresentate in udienza. MOTIVI DELLA DECISIONE Questa Commissione accoglie l&rsquo;appello della contribuente e, per l&rsquo;effetto, riforma integralmente la&nbsp;pronuncia del Giudice di prime cure, che aveva rigettato il ricorso del contribuente. Ai fini della decisione del presente giudizio, risulta determinante la questione dell&rsquo;eccepita prescrizione che, in virt&ugrave; di quanto controdedotto dall&rsquo;Ufficio e di quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, va declinata rispetto al particolare tema dell&rsquo;individuazione di quali possano essere gli atti che ne interrompono il corso. Segnatamente, nel caso concreto, il punto nevralgico &egrave; stabilire se si ritiene che l&rsquo;istanza di rateizzazione pervenuta dal contribuente possa o meno determinare, appunto, l&rsquo;interruzione della prescrizione. Ebbene, non si tratta di una questione nuova, dal momento in cui la Suprema Corte di Cassazione ha gi&agrave; avuto modo di esprimersi su queste questioni in numerose occasioni, ma, sul punto, si devono segnalare ancora diversi orientamenti contrastanti che convivono nella giurisprudenza di legittimit&agrave;, che si possono compendiare in tre filoni essenziali: un primo orientamento, che riconosce l&rsquo;idoneit&agrave; dell&rsquo;istanza di rateizzazione a interrompere la prescrizione, in quanto in essa si individuerebbe un comportamento oggettivamente incompatibile con la volont&agrave; di non riconoscere la pretesa dell&rsquo;amministrazione finanziaria (cos&igrave;,&nbsp;ex multis,&nbsp;Cass., sent. 26 aprile 2017, n. 10327); secondo un altro orientamento, invece, n&eacute; l&rsquo;istanza di rateizzazione n&eacute; il pagamento parziale di alcune rate della dilazione concessa dall&rsquo;agente della riscossione sarebbero idonee a interrompere il corso della prescrizione dell&rsquo;obbligazione tributaria, trattandosi di comportamenti che non precludono la proposizione di un ricorso contro la stessa pretesa (cos&igrave;, Cass., ord. 27 marzo 2017, n. 7820, ord. 8 giugno 2018, n. 14945); vi &egrave; poi un terzo orientamento &ldquo;intermedio&ldquo;, che riconosce che l&rsquo;accettazione del piano di rateizzo, pur non essendo incompatibile con l&rsquo;ammissibilit&agrave; del ricorso, interrompe i termini di prescrizione (cfr. sent. 24 ottobre 2018, n. 9209 e sent. 4234\/2010). Alla luce di questa ricostruzione, stante l&rsquo;impossibilit&agrave; di definire maggioritario o prevalente uno di questi filoni, &egrave; necessario partire dall&rsquo;interpretazione del quadro normativo su cui tutte queste pronunce si basano. Il riferimento, in particolare, va agli artt.&nbsp;2943&nbsp;e&nbsp;2944 c.c., che indicano tre cause tassative di interruzione della prescrizione: i) la proposta di domanda giudiziale, anche in sede arbitrale, (art.2943, commi 1,&nbsp;2,3&nbsp;e&nbsp;4&nbsp;c.); ii) la costituzione in mora del debitore ai sensi dell&rsquo; 1219 c.c.(art. 2943 comma 4 c.c.); iii) il riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale lo stesso pu&ograve; essere fatto valere (art. 2944 c.c.). Deve per&ograve; rilevarsi&nbsp;che, rispetto al generale tema del riconoscimento del debito in ambito tributario,&nbsp;la giurisprudenza di legittimit&agrave; sia ben pi&ugrave; costante nell&rsquo;affermare che&nbsp;&ldquo;non si possa attribuire al&nbsp;puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente d&rsquo;essere tenuto al&nbsp;pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione&nbsp;(denunce, adesioni, pagamenti, domanda di rateizzazione o di altri benefici), l&rsquo;effetto di precludere&nbsp;ogni&nbsp;contestazione&nbsp;in ordine all&rsquo;an debeatur, quando non siano espressione di una chiara rinunzia&nbsp;al diritto di contestare, salvo che non siano scaduti&nbsp;i&nbsp;termini di impugnazione e non possa&nbsp;considerarsi estinto il rapporto tributario&rdquo;&nbsp;(Cass. n. 2463 del 1975; Cass. n. 3347 del 2017). Per avere un riconoscimento del debito, secondo la Suprema Corte, invece, servirebbero: a) una dichiarazione unilaterale recettizia con la quale il dichiarante si riconosce debitore di un altro&nbsp;soggetto (,&nbsp;ex multis,&nbsp;Cass., sent. 23822\/2010); b) un comportamento diverso il quale si manifesti,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[11],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.3 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>LA CONTRIBUENTE DEDUCEVA LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"LA CONTRIBUENTE DEDUCEVA LA PRESCRIZIONE DELLE CARTELLE: APPELLO DELLA CONTRIBUENTE RIFORMA INTEGRALMENTE LA PRONUNCIA DEL GIUDICE\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link 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